EDITORIA

 

Intervista a Giuseppe Ferlenga, autore del romanzo Nuova definizione d'automobile .

Architetto trentaseienne, Giuseppe Ferlenga è entrato nel Guinness dei primati per aver progettato e realizzato il più piccolo orologio solare del mondo; nel 2000 inventa le prime sculture solari cinetiche ed oggi è considerato come il progettista di alcuni tra i più begli orologi solari conosciuti. Da diversi anni si dedica anche alla scrittura di libri, tant'è che uno dei suoi lavori ( I misteri del cielo ) appare come “comparsa” nel penultimo film di Giuseppe Piccioni: Luce dei miei occhi (2001). Da pochi mesi, invece, è in libreria il suo nuovo lavoro letterario: Nuova definizione d'automobile (DamolGraf editore) che, in circa 130 pagine, riesce a ridefinire il concetto di vettura, di viaggio e di stile di vita.

Lei è architetto, designer ed anche scrittore. Come ha deciso di iniziare a scrivere romanzi?
In realtà mi sento soltanto un architetto e quindi, visto che è un aspetto complementare alla professione, anche designer. Quello di scrivere lo considero più un modo per esternare delle idee, dei concetti e delle emozioni. Non c'è stato un momento o un avvenimento particolare a portarmi a scrivere, quanto piuttosto il desiderio di “progettare” con strumenti per me nuovi. Ero solito descrivere idee tracciando linee con un tecnigrafo ed un computer, su fogli da disegno; si parlava allora di progetti. Ho voluto provare a farlo anche con le parole e la grammatica, utilizzando una macchina per scrivere; i due sistemi non sono poi così dissimili come si potrebbe pensare, dopotutto si tratta di esternare delle idee; nel primo caso il prodotto ultimo è una casa, un mobile o un oggetto, nel secondo caso un romanzo.

Romanzo, omaggio, dichiarazione, prosa o poesia. Come definirebbe il suo libro ed a chi lo consiglierebbe?
E' un omaggio alle cose giuste e alle persone buone del mondo e, al tempo stesso, una dichiarazione di quella che ritengo essere una visione corretta delle cose. A chi consiglierei questo libro?! Se le dicessi “a tutti” la risposta suonerebbe come una trovata, piuttosto goffa, di marketing… dovendo scegliere una categoria lo consiglierei agli insegnanti.

Perché proprio agli insegnanti?
Forse semplicemente perché sarebbe stato il genere di libro che avrei voluto leggere da studente. Forse perché se non fossi un architetto che esercita la libera professione sarei un insegnante. È un lavoro importante che mi sarebbe piaciuto fare; ci sono andato anche vicino una volta, ottenendo una cattedra per insegnare storia dell'arte in un liceo, ma poi ho continuato a percorrere la strada (quella del progettista) che avevo già iniziato. Forse perché ho avuto alcuni insegnanti (purtroppo pochi) che mi hanno fatto amare delle cose che ancor oggi amo. Forse perché nelle scuole raramente si parla d'educazione stradale. Ci sono interessanti studi che dimostrano che chi è al volante, chiuso nella sua piccola e protettiva proprietà (l'automobile) si sente legittimato ad usare la strada come se questa fosse totalmente un suo territorio. In Vino Veritas recita un antico quanto vero motto latino ma, a guardar bene, la verità è raccontata oggigiorno anche da come guidiamo, dal comportamento che teniamo al volante e dal rispetto (o non rispetto) che abbiamo verso gli altri; in una parola, se si usasse ancora il latino, si potrebbe dire: In Volante Veritas .

Leggendo il suo ultimo libro non ho potuto far a meno di notare dei riferimenti (oppure analogie) alla letteratura di Kerouac ai dipinti di Hopper ed ai trip cinematografici di Wenders. Quanto ha influenzato una certa cultura del viaggio nella stesura del suo libro?
E' corretto parlare d'analogie perché di ciò si tratta. Probabilmente la cultura del viaggio “deve” essere descritta e naturalmente prima vissuta o immaginata in un certo modo affinché la descrizione poi assomigli realmente ad un viaggio. Penso che sia un po' come per un pittore; quest'ultimo è “costretto” ad usare delle tinte calde per raffigurare un tramonto.
Wenders concepisce il viaggio come la miglior predisposizione dei sensi alla percezione e quindi alla conoscenza… ma il viaggio, dopotutto, che cos'è poi se non guardare, vivere e carpire il mondo?

Il protagonista è un architetto che indossa un orologio da lui disegnato, viaggia su di un maggiolino rosso rubino dal Portogallo ad un lago del nord Italia. Insomma: quanto c'è di autobiografico nel romanzo?
I
l viaggio descritto nel libro è il frutto di molte sensazioni, personaggi e viaggi da me realmente vissuti.
La decisione di tradurre su carta queste cose mi ha portato ad “inventare” una storia per rendere la lettura più avvincente unendo tra loro avvenimenti e personaggi che nella realtà sono separati dagli anni e dai luoghi. Nella sua essenza comunque il libro può essere considerato come realtà.


Sembra quasi che tale viaggio distacchi il protagonista dal presente, egli è circondato da cose e persone d'altri tempi. Si sente un uomo d'altri tempi che combatte con i mulini a vento della modernità?
Le ringrazio per la bella domanda e mi complimento per l'acutezza della deduzione. Sicuramente non mi sento di quest'epoca. Forse sono un uomo del rinascimento tanta è la mia curiosità per l'arte, le invenzioni e le innovazioni. Pur senza generalizzare naturalmente, noto, mio malgrado, molta apatia nel mondo e questo è un vero peccato perché la vita è bellissima e merita di essere vissuta con grande curiosità, sete di conoscere e desiderio di capire.

Come possiamo noi, romantici appassionati di un mondo "Vintage", avvicinare il grande pubblico ad una visione della vita lontana dal consumismo?
Temo che sia una battaglia difficile da combattere. Penso che i falsi valori portati dal denaro si possano combattere solo con una cultura diversa, una cultura che insegni che è più importante l'essere dell'apparire. Per troppi anni i “nostri” padri, durante la ripresa economica del dopo-guerra hanno abbracciato il credo del benessere economico ad ogni costo, finendo per trascurare quella che doveva essere invece una reale crescita morale e spirituale. “Noi” siamo purtroppo il prodotto dei loro errori, della loro cecità. Tengo a precisare però che sono convinto che vi siano stati anche degli ottimi padri ed oggi ci sono degli ottimi figli, ma purtroppo, nell'era in cui viviamo, esistono ancora troppi falsi valori e superficialità. Penso che chi ha avuto la fortuna di intravedere questi errori, dovrebbe nella vita dare un esempio corretto e cercare di spiegare, anche didatticamente, che esistono altre verità.

Ha fiducia dei "nostri" figli?
Questa domanda mi riporta alla memoria una risposta che diede David Bowie mentre interpretava un alieno “caduto” sulla Terra nel film The Man Who Fell to Earth (L'uomo che cadde sulla Terra) …
A Bowie (l'alieno) fu chiesto: “Come sono i tuoi figli?” Lo spettatore, sapendo che la risposta sarebbe arrivata da un essere proveniente da un altro mondo si aspettava chissà quale risposta, ed invece, con molta semplicità l'alieno rispose: “Sono solo dei bambini.” Questa frase mi fece riflettere. I figli sono figli, lo sono sempre stati, nulla di più, nulla di meno. Loro sono lì, puri e con una gran fame di conoscere, sapere e capire; ci guardano, ci imitano… penso che dipenda veramente tutto da noi!


Dal suo libro e dai suoi studi sulle meridiane si evince un profondo rispetto per la natura e per l'uomo. Tra l'uomo e la natura vi era la meccanica, ora l'elettronica. Qual è il suo rapporto con quest'ultima?
L'elettronica, come la meccanica, altro non è che il frutto dell'ingegno umano e, quale uomo innamorato della scienza, non posso che rimanerne affascinato. Con l'elettronica ho meno confidenza forse perché sono nato quasi quarant'anni fa, in un'epoca in cui, per esempio, i computer stavano movendo i primi passi. Oggi l'elettronica è ovunque, ci coccola e ci vizia; l'unica mia paura è che ci costringa ad esserle dipendenti e quando si è dipendenti di una cosa non si è più liberi.

Quando e come nasce la sua passione per i maggiolini?
La mia passione per questo genere d'automobili nasce probabilmente da quando ero bambino.
Mio padre ne aveva uno. Sicuramente questo imprinting è stato importante, ma papà era anche un macchinista ferroviere, “guidava le locomotive”! Cose fantastiche per un bambino, cose che lasciano sicuramente il segno. E' da allora che amo la meccanica e, con essa, anche i maggiolini.


Secondi lei, come può la passione per un'automobile unire uomini così diversi (e distanti) tra loro? Com'è possibile che tali persone riescano a definirsi "amici" in poco tempo e, soprattutto, ad esserlo veramente, magari riuscendo a mantenere a lungo tale legame?
“ In vino veritas ”, ho citato poco fa… “ In Volante Veritas ”. Sì, la risposta penso che la si dovrebbe cercare proprio in questo concetto. L'automobile, questo fantastico prodigio della scienza e della tecnica è, come ogni macchina, uno strumento razionale ma per spostarsi da un punto “A” ad un punto “B” ha bisogno d'essere guidata da un'altra macchina (il cervello) che è sicuramente meno razionale in quanto umano. La forza e la tecnologia dell'automobile quindi si trasformano in un “amplificatore” della parte meno razionale delle persone. Così la timidezza e le paure di un automobilista si possono trasformare in un intralcio per il traffico, come la spavalderia e l'incoscienza d'un altro automobilista può trasformarsi in un pericolo pubblico. Per assecondare quindi i vari istinti, le diverse indole e le diverse esigenze delle persone, sono nati innumerevoli modelli d'auto. L'auto finisce così per rappresentarci perché noi abbiamo scelto proprio quell'auto! L'automobile ci rende indipendenti e liberi di viaggiare ma ci fa esternare anche la nostra indole, la nostra educazione. L'automobile racconta di come “noi” desideriamo comportarci e spostarci nel mondo. E qui dò la mia risposta alla sua domanda; da quando esiste l'uomo esso cerca conferma di se stesso nelle persone a lui più simili ed al contrario fatica maggiormente ad interfacciarsi con persone totalmente differenti. Per similitudini intendo il modo di concepire le cose e non la professione, l'età, il colore della pelle o lo stato sociale. Un'auto particolare, come può essere per esempio un maggiolino, non può venir scelta distrattamente da un automobilista distratto. Un maggiolino è un'auto che rispecchia sicuramente determinati gusti, idee e concetti. Per questi motivi penso che l'incontrare un altro uomo che abbia compiuto l'analoga scelta sia come incontrare un vecchio amico, perché si ha la sensazione di conoscerlo da sempre… Semplicemente perché, dopotutto, conosciamo bene quella parte di noi stessi che c'ha portato alla stessa scelta.

intervista di:
Alessio Di Lorito

www.amnesiac.it
L'intervista è stata eseguita per conto del sito: www.tuttomaggiolino.it ed è presente al topic: http://www.tuttomaggiolino.it/viewtopic.php?t=2957 _

 




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