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Passo tratto dal libro
“…Cara vecchia automobile, la sai qual è la verità?
La verità è che questo viaggio ci ha portato dove molti sognano solo di poter andare e non si tratta d'un viaggio nella geografia ma un viaggio nei sentimenti e nelle sensazioni.Esistono molti tipi d'automobili, quanti sono gli automobilisti, ma le auto sono sempre più simili tra loro come forse le persone.Fortunatamente esistono però anche macchine che non sembrano essere nate per soddisfare delle particolari esigenze ma per vivere una sorta d'autonomia propria. E poco importa se queste auto sono nate nel millenovecentocinquanta oppure già nel terzo millennio, né se appartengono a questo o quel modello, ciò che conta è che siano in grado di suscitare emozioni, perché quando si è alla guida d'una sì fatta meraviglia anche il più semplice viaggio quotidiano assume i contorni dell'avventura.”
Il giorno che presi l'appuntamento con l'Editore in cuor mio non sapevo ancora a quale categoria di scritto appartenesse “Nuova definizione d'automobile” semplicemente perché non mi ero ancora posto la domanda.
Tuttavia, seduto frontalmente a quella scrivania, dovetti dare una risposta: dissi che si trattava di un romanzo.
In realtà, anche se romanzate, le pagine del libro raccontano una storia vera, la storia di un uomo che s'interroga su varie tematiche, trovando, almeno per se stesso, delle risposte.
Come si evince dal titolo l'automobile è la protagonista del racconto ma in realtà l'auto può tranquillamente essere considerata come il pretesto per una serie di riflessioni.
Per quale motivo, se avessimo l'opportunità di sederci ai comandi dello Shuttle proveremmo un'emozione indescrivibile mentre quando siamo ai comandi della nostra auto no? Dopotutto si tratta pur sempre di due macchine, anche se nate per scopi diversi.
Che cosa c'è quindi di sbagliato nell'apparente perfetto mondo del benessere?
Penso che la scienza e la tecnica c'abbiano così assuefatti, senza quasi darci il tempo di comprenderle, che non ne proviamo più interesse. Soventemente utilizziamo le comodità che la nostra era ci mette a disposizione con la mentalità che c'è stata imposta dal consumismo… consumismo che ci avviluppa e, passatemi la citazione, ci estingue.
Io sono figlio di un macchinista. Mio padre era del 1923; ha visto la Grande Guerra imbarcato come capo-uomini nella sala macchine d'un caccia torpediniere (il Maestrale). Dopo il conflitto l'impiego nelle Ferrovie dello Stato come aiuto-macchinista. Erano gl'anni delle locomotive a vapore. Sbuffanti motori attraversavano la penisola bruciando una gran quantità di carbone e d'acqua ma erano mossi da uno spirito quasi magico. Poi arrivarono le locomotive elettriche ed il lavoro di mio padre fu meno pesante ma lui godeva di quella tecnologia che evolveva. Anche la sua automobile era per lui un veicolo straordinario, una macchina che non gli faceva rimpiangere il carro trainato dai cavalli che conobbe da bimbo. Mio padre attraversò quasi tutto il novecento vedendo lo sviluppo industriale e meccanico che il secolo portò.
Sono cresciuto con quei racconti ma ciò che maggiormente mi colpiva era la luce di gioia che traspariva dallo sguardo del mio genitore quando ricordava quelle meccaniche.
Perché in un anziano riscontravo l'entusiasmo per la meccanica e la tecnologia racchiusa nella sua normale automobile ed invece nella maggioranza delle persone più giovani vedo solo apatia mentre conducono il loro veicolo? Dov'è lo sbaglio?
Le statistiche dicono che siamo destinati a trascorrere nove anni della nostra vita all'interno di un'automobile ma in realtà viviamo veramente solo ciò che conosciamo, il resto ci sfugge come l'immagine da un finestrino di un treno in corsa.
E' nata da qui la mia domanda: che cos'è in realtà un'automobile?
Un'automobile, come un qualsiasi oggetto altro non è che la percezione che abbiamo noi di esso e la percezione è data dai sensi e dall'esperienza che è poi la conoscenza.
La domanda assumeva allora una forma un po' più articolata:
che cosa potrebbe diventare in realtà per noi un'automobile?
Giuseppe Ferlenga
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